Carpineto Romano: cooperare per non morire


21 Aprile 2017

Arrivare a Carpineto significa addentrarsi nel cuore dei monti Lepini. La natura selvaggia di questi luoghi interrotta da grandi strade che tortuose si arrampicano lungo i fianchi della montagna mi fa vivere il viaggio in una maniera più profonda. I dorsi montani che attraversi li vedi tutti, la dolcezza delle linee ti fa vedere quanti costoni hai attraversato e quanti ne attraverserai. Questa tappa parte da Rocca Massima, Passa da Segni e Montelanico ed arriva a Carpineto Romano, paese natale di Leone XIII, primo papa senza potere temporale. Da Rocca Massima a Montelanico è un discesone interminabile, credo almeno 500 metri di dislivello. Da Montelanico si inizia a salire. Mi fermo nella piazza del paesino a mangiare qualcosa, ho un po’ di sconforto addosso, non so per qual motivo, credo che la stanchezza incida tanto. Chiamo Antonio, priore laico del seminario di Sant’Agostino dove sarò ospite. Lui mi risponde trasmettendomi tanta serenità e mi incoraggia a continuare senza demoralizzarmi, mi fa capire che lassù a Carpineto mi stanno aspettando. Sinceramente mi rinfranca. Davanti a me passano 3 autobus Cotral che salgono a Carpineto e benché mi fosse balenata in testa l’idea di cedere a quelle gambe eccessivamente stanche e doloranti, li rifiuto, zaino in spalla ed inizio a camminare. Si sale, prima dolcemente, poi si pianeggia e poi inizia una salita più dura. In tutto sei km. Sempre grazie ad Antonio trovo due scorciatoie che mi risparmiano almeno un km (sembra poco ma è una mano santa in queste condizioni). Il cielo si annuvola, cade qualche goccia ma ormai sono arrivato. Mi appendo letteralmente al cancello del seminario, il mio corpo si è ormai fermato, non concepisce più il peso dello zaino. Suono, mi viene in contro Antonio che con un sorriso mi dice “ah Michè ma che c’hai qualche peccato da espiare?”, io sorrido e gli rispondo con quel minimo di voce che mi esce “sì, Antò, tanti”. Stanotte sarò ospite della “fraternità padre maestro Matteo De Angelis” associazione laica che gestisce la chiesa gotica ed il convento dove sarò ospite. L’associazione è retta da Antonio e Renzo e la loro occupazione principale è proprio quella di ospitalità di viandanti e pellegrini. Mi rifocillo, la loro accoglienza è davvero gentile. Dopo circa un’ora incontro Noemi Campagna, assessore alla cultura, con lei ho preso contatti la prima volta, ed il sindaco Matteo Battisti. Entrambi giovanissimi, entrambi dediti anima e corpo alla causa amministrativa, entrambi resilienti. Parlare con loro mi fa capire proprio che questi erano due che potevano tranquillamente viversi la propria vita, senza problemi, senza grattacapi, senza noiosissime discussioni sul nulla e che invece hanno deciso di dedicarsi alla comunità. Di stare h24 immersi nei bisogni comunali, nelle beghe, nei problemi. Noemi ogni mattina si fa 50km per andare a lavoro. Matteo è un medico che non ha mai praticato perché si è completamente dedicato alla vita amministrativa da anni; ha la compagna e le due figlie a Livorno eppure non hanno mai minimamente pensato di lasciare Carpineto. 

Lo scopo del mio viaggio è quello di raccontare realtà territoriali e strategie di sopravvivenza dei piccoli borghi e del meridione d’Italia. Iniziamo allora a parlare della realtà carpinetana. Ne emerge grossomodo questo. Carpineto conta 4800 abitanti. Paese natale di Leone XIII che ha dato alla comunità vantaggi negli anni di pontificato ed che funge da attrattore nei nostri giorni. La sua casa natale però sembra essere bloccata e non visitabile per problemi di tipo ereditario. Quando Leone fu papa qui vennero istituite scuole e congregazioni monastiche, ristrutturate tutte le chiese ed alcuni siti cittadini e nel complesso la comunità ne beneficiò. Carpineto è casa del “San Francesco in meditazione” di Caravaggio. Adesso qui c’è la copia perché l’originale è a Roma e questo fatto è giustamente mal digerito da amministrazione e popolazione. Negli anni ’60-’70 la grande industrializzazione della valle del fiume Sacco (Colleferro), soprattutto chimica e bellica, portò i carpinetani all’abbandono di mestieri artigianali a favore del posto in fabbrica. Inoltre la fase industriale, terminata rovinosamente qualche anno fa, ha lasciato in eredità una quantità inimmaginabile di residui non smaltiti ed un inquinamento del terreno e della falda incredibilmente vasto. Come spiega il sindaco Carpineto risente marginalmente della questione salute (trovandosi al di qua della barriera montana) ma risente pienamente delle conseguenze occupazionali della scellerata concretizzazione industriale. Il comune può ben poco, direttamente, per ovviare a questo problema e cerca di porsi come obiettivo quello di rendere estremamente vivibile la città per chi a Carpineto ci vive. In realtà qui non c’è un forte problema di spopolamento. Il carpinetano è molto orgoglioso, mi dicono, e molto attaccato alle proprie origini. Parlando anche con altre persone capisco molto chiaramente che per loro non è strano poter nascere, vivere e morire qui, come lo è per noi che abitiamo un po’ più a sud. Ci sono obiettivamente condizioni differenti ma per loro non è un problema arrivare a Roma per lavoro la mattina (60km) e tornare a Carpineto la sera. 

Come il comune cerca di rendere Carpineto un posto migliore? L’amministrazione cerca di essere presente in maniera capillare su tutto. Una delle belle espressioni sentite dal sindaco Battisti è stata “io con le persone ci devo parlare! Il tuo progetto l’ho accettato perché ci hai tempestato di telefonate per parlarci!”. E così avviene nell’iter amministrativo. Battisti prima manda una lettera e due minuti dopo si presenta. Conosce benissimo tutti e sembra, a guardarlo da fuori, uno che sa cosa sta succedendo nella sua città in qualsiasi momento. Mi parla dell’importanza del centro storico, che sia accessibile in una determinata maniera, dei progetti di viabilità (parcheggi fuori dal centro storico con accessi veloci). Mi spiega di come la politica in un piccolo paese sia complicata e per certi versi assurda (anche qui c’è ostruzionismo da parte e non si collabora quasi mai tra fazioni avverse) e di quanto sia importante mantenere una squadra compatta per perseguire uno scopo comune. L’amministrazione, per lo sviluppo di Carpineto ritiene fondamentale investire nella cultura ed in effetti di investimenti ce ne sono stati tanti, come mi spiega l’assessore Noemi Campagna: restauro di 13 chiese, rielaborazione museale di palazzi signorili, edificazione di un auditorium da 300 posti con annessa biblioteca, restauro delle scuole, attivazione servizio civile ecc… Mi raccontano anche delle loro iniziative estive, ricche e variegate e ci tengono spesso a sottolineare che tutto quello che fa il comune è volto a “non far sentire solo il cittadino ed a renderlo partecipe della vita politica”. un dato molto interessante, che mi ha colpito parecchio di Carpineto è che per 4800 abitanti ci sono 54 associazioni e che la maggior parte sono attive per la città. Un rapporto davvero importante. Quando parliamo di lavoro le categorie prevalenti si dividono in impiegati e commercianti ma emerge che il cooperativisimo o comunque l’associazionismo lavorativo risulta difficile o per questioni di diffidenze o per una mancata sicurezza del risultato. Risulta complicato anche un investimento giovanile nella cooperazione, nell’agricoltura o nell’artigianato ed i giovani vengono spesso impiegati in piccole esperienze come “garanzia giovani” che, da quanto risulta, non è sostanzialmente efficace. Per quanto riguarda la sopravvivenza dei piccoli borghi, sparsi in questo caso sui monti Lepini, il sindaco prospetta come unica soluzione la cooperazione territoriale, cioè non ragionare più come singoli ma come territorio. Questo concetto però non sembra essere ancora totalmente applicabile qui. Parlo con queste persone, che mi sembrano estremamente sincere e che non abbiano intenzione di fare parate (anche perché io non sono nessuno quindi ci guadagnerebbero ben poco). L’impressione che ho avuto è che l’attaccamento al paese è forte ma che va leggermente scemando con le nuove generazioni. L’associazionismo volontario è importante e regge parecchi aspetti della vita di Carpineto. La politica è molto simile a quella nazionale (ma questo credo sia un concetto generalizzato). L’economia gira attorno al commercio che garantisce tutti i servizi essenziali ai cittadini. 

Dopo aver condiviso una piacevole cena mi ritiro nelle mie stanze conventuali. L’esperienza a Carpineto Romano finisce qui. Domani si riparte alla volta di Priverno…  

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